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Riccardo Riccò positvo, un altro caso di doping al tour.

E’ una catena senza fine. Sembra non si possa fermare.
Un altro ciclista, il terzo in questa edizione della Grand Boucle è risultato positivo all’EPO, nello specifico alla Cera (Continuous Erythropietin Receptor Activator), un attivatore continuo dei recettori dell'eritropoietina che stimola la produzione di globuli rossi. E’ finita la favola di Riccardo Riccò, giovane ciclista italiano che aveva impressionato tutti, prima chiudendo al secondo posto il giro d’Italia, poi vincendo due tappe francesi che l’avevano portato al nono posto della classifica generale ed al primo posto della classifica per scalatori e per giovani al di sotto dei 25 anni. Lo scalatore modenese stava facendo sognare gli italiani e spesso il suo nome era stato accostato a quello del pirata Marco Pantani. Ma un altro grande talento italiano è finito nel giro del Doping.
Era successo al pirata, e tutti sappiamo com'è andata a finire. Era successo al varesino Ivan Basso, vincitore del giro d’Italia 2006, grande talento pronto ad esplodere definitivamente, e finito anche lui nell’indagine Operazion Puerto, per la sua collaborazione con il medico Eufemiano Fuentes, il quale gestiva un vero e proprio laboratorio del sangue. Un altro corridore italiano ha preferito il doping alla competizione sana e pulita, i soldi allo sport, ed a perderci è sempre più il ciclismo in sè che sta diventando mano a mano uno sport fatto più a tavolino che sulla strada.
Per l’ennesimo anno il Tour de France si macchia di Doping, e a noi poveri amanti del vecchio ciclismo non ci rimane che sperare e tifare ancora Paolo Bettini.
Buona Olimpiade Paolino, di te ci possiamo fidare.